Era marzo. Proprio come adesso.
Ricordo ancora il freddo di quella sera del 2017 quando ho preso la decisione più folle della mia vita.
Ero seduto in macchina, parcheggiato davanti a una concessionaria Toyota sulla statale. Guardavo attraverso la vetrata i venditori che sistemavano le auto prima di chiudere. Gente che faceva quel lavoro da vent’anni. Professionisti navigati.
E io? Io non sapevo un cazzo di auto.
Non venivo dal settore. Non avevo esperienza. Non avevo mentori. E soprattutto, non avevo capitale da investire in piazzali e stock come facevano tutti gli altri.
Eppure quella sera ho deciso una cosa: entro due anni sarei diventato il punto di riferimento del car business italiano.
Tutti mi avrebbero preso per pazzo. E infatti lo hanno fatto.
Sono Kevin Dalzini, e questa è la storia di come sono passato da zero assoluto a costruire Astauto, la prima casa d’asta digitale per privati in Europa. Di come ho servito oltre 15.000 clienti. Di come ho creato un metodo che ha rivoluzionato il settore.
Ma soprattutto, è la storia degli errori brutali che ho fatto lungo la strada. Perché sì, ho sbagliato. Tanto. E ogni errore mi è costato migliaia di euro e notti insonni.
Se pensi che il successo arrivi in modo lineare, preparati a ricrederti.
Le origini: una famiglia normale e zero privilegi
Sono nato in una famiglia italiana normalissima. Papà operaio, mamma casalinga. Valori solidi, ma zero capitale da investire o “conoscenze giuste” da sfruttare.
Il mantra di casa era quello che sentono tutti: vai a scuola, prendi bei voti, trova un lavoro fisso, vai in pensione e goditela negli ultimi anni che ti restano.
Un programma perfetto per morire lentamente, ma questo l’ho capito solo anni dopo.
Dai 5 ai 17 anni ho giocato a calcio a livello agonistico. Il calcio mi ha insegnato due cose fondamentali: come porsi obiettivi chiari e come lavorare come un matto per raggiungerli. Non sapevo ancora nulla di leadership o di business, ma quelle lezioni sarebbero tornate utili più avanti.
A 18 anni ho scoperto le arti marziali. E lì ho trovato qualcosa che mi mancava: equilibrio. Perché la mia vita in quel periodo era fatta di discoteche, serate folli e divertimento poco convenzionale. Le arti marziali mi hanno dato una disciplina che ancora oggi porto con me.
Ma il vero punto di svolta è arrivato dopo le superiori, quando mio fratello mi ha fatto conoscere il network marketing.
Il network marketing: 6 anni di scuola sul campo
Nel 2011 ho iniziato a collaborare con un’azienda nel settore del benessere. Network marketing. Quella roba che tutti guardano con sospetto e che in tanti bollano come “schema piramidale”.
Per me invece è stata la migliore università imprenditoriale che potessi frequentare.
In 6 anni ho costruito una rete vendita di oltre 4.000 persone operativa in tutta Europa. Ho imparato a vendere, a fare recruiting, a gestire un team, a lavorare sui numeri. Ho imparato cosa significa investire su te stesso quando non hai soldi, sacrificare il weekend quando gli amici sono in vacanza, e resistere quando tutti ti dicono che stai buttando via il tuo tempo.
Parallelamente ho creato un brand di club sportivi che nel 2017 ho ceduto a una grossa catena di fitness tedesca. Quella vendita mi ha dato il primo capitale liquido vero della mia vita.
Ma soprattutto, quei 6 anni mi hanno trasformato. Sono diventato uomo lì dentro. Tra le palate in faccia, i fallimenti, le notti insonni a chiedermi se stavo facendo la cosa giusta.
Perché sì, il network marketing ti insegna tanto. Ma ti devasta anche. Ti mette di fronte ai tuoi limiti. Ti costringe a crescere o a mollare.
Io ho scelto di crescere.
E in quel periodo ho capito una cosa fondamentale: se volevo ottenere risultati diversi, dovevo diventare una persona diversa.
PS. Quel mindset che ho sviluppato in quegli anni è diventato poi il primo pilastro del mio metodo. Se vuoi capire meglio come sviluppare il mindset vincente per il car business, ho scritto una guida dettagliata.
Così ho iniziato a investire tutto quello che guadagnavo in formazione. Corsi, libri, eventi, mentori. Non avevo grandi capitali, ma ogni centesimo che entrava lo reinvestivo su me stesso.
E quella scelta è stata la più redditizia della mia vita.
L’ingresso nel car business: la decisione folle
Nel 2017 avevo appena venduto il brand di club sportivi. Avevo un po’ di liquidità, esperienza imprenditoriale solida e zero idea di cosa fare dopo.
Il network marketing mi aveva dato tantissimo, ma sentivo di aver chiuso un ciclo. Volevo qualcosa di nuovo. Qualcosa di mio.
E poi è successa quella sera di marzo. Quella davanti alla concessionaria Toyota.
Stavo guidando senza meta, come facevo spesso quando dovevo pensare. E a un certo punto mi sono fermato davanti a quel salone. Ho guardato quelle auto in esposizione. Ho guardato i venditori.
E mi sono fatto una domanda: perché nessuno sta rivoluzionando questo settore?
Il car business italiano era (ed è tuttora in gran parte) fermo agli anni ’90. Piazzali, venditori con la parlantina, guerra dei prezzi, zero innovazione nel servizio al cliente.
Un mercato da 20 miliardi di euro gestito con logiche del secolo scorso.
Quella sera ho deciso: sarò io a cambiarlo.
Il problema? Non sapevo assolutamente nulla di auto. Non venivo dal settore. Non conoscevo nessuno. Non avevo accesso ai canali di approvvigionamento.
Ma avevo una cosa che gli altri non avevano: la mentalità da imprenditore consulenziale, forgiata in 6 anni di network marketing e business sul campo.
E quella mentalità mi avrebbe fatto la differenza.
I primi 18 mesi: il deserto più totale
Nei primi 18 mesi ho fatto solo una cosa: studiare.
Ho studiato il mercato automotive come un pazzo. Ho partecipato a tutte le aste che potevo, anche solo per osservare. Ho parlato con operatori del settore (la maggior parte mi ha sbattuto la porta in faccia). Ho letto manuali tecnici, report di settore, analisi di mercato.
Ho bruciato 40.000€ in test, errori e formazione.
Compravo auto alle aste, le rivendevo, perdevo margine perché non sapevo valutarle bene. Facevo pubblicità sbagliata. Sbagliavo posizionamento. Sbagliavo tutto quello che si poteva sbagliare.
C’erano notti in cui non dormivo per l’ansia. Giorni in cui mi chiedevo se non stessi buttando via tempo e soldi. Momenti in cui mi sembrava di essere l’unico scemo a voler cambiare un mercato che funzionava benissimo per chi c’era già dentro.
Ma io non mollavo. Perché avevo capito una cosa fondamentale: nel car business italiano c’era un buco enorme che nessuno stava riempiendo.
Tutti vendevano auto. Nessuno vendeva consulenza. Nessuno si posizionava come esperto che risolve problemi al cliente.
E lì stava la mia opportunità.
La svolta: il Business Model Consulenziale
Dopo mesi di errori e test, ho finalmente trovato la quadra.
Ho capito che il mio business non doveva essere “vendere auto”. Il mio business doveva essere risolvere problemi ai clienti attraverso la consulenza nel settore automotive.
Questo cambio di paradigma ha cambiato tutto.
Invece di competere con migliaia di rivenditori sul prezzo più basso, mi sono posizionato come il consulente esperto che ti fa accedere a un mercato invisibile: le aste private di fine leasing e noleggio.
Invece di immobilizzare capitale in stock che non si vendeva, ho lavorato su commissione senza possedere nemmeno un’auto.
Invece di aprire piazzali con costi fissi mostruosi, ho costruito un modello scalabile da remoto.
Avevo inventato il Car Business Liquido.
E funzionava. Cazzo se funzionava.
Nel 2018 ho fondato Astauto, la prima casa d’asta digitale per privati in Europa. Un progetto che all’inizio tutti guardavano con scetticismo. “Kevin, le aste per privati non funzioneranno mai. La gente vuole vedere e toccare l’auto.”
Sbagliato.
In pochi anni abbiamo servito oltre 15.000 clienti che hanno comprato auto senza vederle né provarle. Come? Con perizie dettagliate, trasparenza totale e consulenza professionale.
Nel 2022 abbiamo quotato Astauto come startup innovativa. Grossi gruppi di investitori hanno iniziato a guardarci con interesse.
Quel ragazzo che nel 2017 non sapeva nulla di auto, ora aveva costruito la prima casa d’asta digitale del settore in Europa.
Gli errori che quasi mi hanno fatto fallire
Ma non pensare che sia stato tutto rose e fiori.
Ho fatto errori brutali lungo il percorso. Errori che mi sono costati migliaia di euro. Errori che mi hanno fatto piangere di notte.
Errore #1: Ho cercato di fare tutto da solo.
All’inizio pensavo di poter gestire tutto in autonomia. Acquisizione clienti, perizie, consegne, assistenza post-vendita. Risultato? Burnout totale dopo 8 mesi e qualità del servizio che crollava.
Ho imparato che scalare significa delegare. E delegare significa assumere persone migliori di te in cose specifiche.
Errore #2: Ho sottovalutato l’importanza del brand positioning.
I primi due anni ho comunicato male quello che facevamo. I clienti non capivano la differenza tra noi e un classico rivenditore. Abbiamo speso 25.000€ in pubblicità che ha portato lead schifosi perché il messaggio era confuso.
Quando abbiamo affinato il posizionamento (“Accedi alle aste private riservate ai professionisti e compra auto certificate risparmiando il 15-30%”), tutto è cambiato. Stesso budget pubblicitario, lead 10 volte migliori.
Errore #3: Non ho monitorato i KPI abbastanza presto.
Per i primi 12 mesi ho lavorato “a sensazione”. Non tracciavo costo per lead, tasso di conversione, margine netto reale. Sapevo che stavamo vendendo, ma non sapevo se stavamo guadagnando davvero.
Quando ho iniziato a monitorare tutto, ho scoperto che alcune operazioni mi facevano perdere soldi. Le ho tagliate immediatamente e i margini sono esplosi.
Ogni errore è stato una lezione pagata cara. Ma necessaria.
La filosofia che ha fatto la differenza: dare per ricevere
Una delle cose che ho imparato presto è che nel business (e nella vita) vince chi dà di più.
Non parlo di beneficenza o buonismo. Parlo di una strategia concreta: più valore dai al mercato, più il mercato ti ripaga.
Nei primi anni di Astauto ho investito tantissimo nella formazione dei clienti. Guide gratuite su come comprare un’auto usata senza farsi fregare. Video su come leggere una perizia. Consulenze telefoniche gratuite di 30 minuti per chi voleva capire meglio il nostro servizio.
Molti colleghi mi dicevano: “Kevin, stai regalando troppo. La gente approfitterà di te.”
Sbagliato di nuovo.
Più valore davo, più fiducia costruivo. Più fiducia costruivo, più clienti arrivavano. E quando arrivavano, non cercavano lo sconto. Cercavano sicurezza. Cercavano me.
PS. Questa filosofia è alla base della vendita consulenziale, l’approccio che permette di chiudere più trattative senza mai abbassare i prezzi.
Questa filosofia l’ho applicata anche quando nel 2023 ho creato Guadagnare con le Auto, la prima scuola professionale che insegna a costruire un business nel settore automotive senza i rischi del modello tradizionale.
Avrei potuto tenere per me tutto quello che avevo imparato. Invece ho scelto di condividerlo. Perché? Perché il mercato italiano ha bisogno di professionisti preparati, non di improvvisati che rovinano la reputazione di tutti.
E la cosa pazzesca è che più condivido, più guadagno. Perché chi impara da me diventa parte del mio ecosistema. Porta valore al mercato. E il mercato cresce per tutti.
Dove sono oggi (e dove sto andando)
Oggi, a marzo 2026, sono esattamente dove volevo essere quella sera del 2017.
Sono il Car Business Expert #1 in Italia. Non per autopromozione, ma perché i numeri parlano chiaro: oltre 42.000 aste a cui ho partecipato, oltre 15.000 clienti serviti, centinaia di professionisti formati che oggi fatturano dai 10.000€ ai 30.000€ al mese.
Astauto continua a crescere. Guadagnare con le Auto sta formando la nuova generazione di imprenditori automotive. E io continuo a investire in nuovi progetti attraverso la mia holding personale.
Ma non mi fermo qui.
Il mio obiettivo nei prossimi anni è portare Astauto in tutta Europa. Far conoscere il modello consulenziale anche fuori dall’Italia. Dimostrare che si può guadagnare nel car business senza i costi fissi mostruosi e i margini ridicoli del modello tradizionale.
E soprattutto, continuare a formare imprenditori che vogliono entrare in questo settore nel modo giusto. Senza bruciare risparmi. Senza fare gli errori che ho fatto io. Con un metodo testato che funziona.
La lezione più importante che ho imparato
Se devo riassumere tutto quello che ho imparato in questi 9 anni in una sola frase, è questa:
Non importa da dove parti. Importa dove vuoi arrivare e quanto sei disposto a sacrificare per arrivarci.
Nel 2017 non sapevo nulla di auto. Non avevo esperienza nel settore. Non avevo mentori. Non avevo i “contatti giusti”.
Avevo solo una cosa: la voglia di diventare il migliore in quello che facevo.
E quella voglia mi ha portato a studiare quando gli altri dormivano. A investire quando gli altri spendevano. A fallire quando gli altri non provavano nemmeno.
Oggi molti mi guardano e pensano: “Beato lui, ha avuto fortuna.”
Cazzata.
La fortuna non c’entra nulla. Dietro ogni risultato ci sono migliaia di ore di lavoro. Migliaia di euro investiti in formazione. Centinaia di errori pagati caro. Notti insonni, stress, ansia, momenti in cui volevo mollare tutto.
Ma ho resistito. Perché sapevo che dall’altra parte c’era qualcosa che valeva la pena.
E avevo ragione.
Vuoi scrivere la tua storia di successo nel car business?
Questa è la mia storia. Autentica. Senza filtri. Con gli errori, i fallimenti e le vittorie.
L’ho condivisa perché voglio che tu capisca una cosa: se ce l’ho fatta io partendo da zero, puoi farcela anche tu.
Non servono privilegi. Non serve capitale iniziale. Non servono nemmeno competenze tecniche sulle auto.
Serve la mentalità giusta. Serve il metodo giusto. E serve qualcuno che ti guidi per evitare gli errori che io ho fatto.
Se sei un imprenditore, un investitore o stai pensando di entrare nel settore automotive, e vuoi costruire un business profittevole senza i rischi del modello tradizionale, il momento di muoverti è adesso.
Compila il form qui sotto e ti ricontatterò personalmente. Ti mostrerò esattamente come puoi applicare il metodo che mi ha portato da zero a leader del car business italiano.
La tua storia inizia oggi. La domanda è: sei pronto a scriverla?
